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Fotografie alla sbarra
Le fotografie dei soci analizzate e commentate dalla Redazione


 MESSAGGIO n. 21092
Utente 
blululu
Data 
06/08/2003
Titolo foto 
#1 - Stami
Testo 
Premesso che ha me piace molto la macro-fotografia e che quindi mi piacerebbe molto saper fare delle belle macro (mi accontenterei anche di immagini “passabili” ), vorrei sapere cosa c’è che non va, i difetti, gli errori, etc della presente immagine.

Ciao e grazie stefano

P.S.: se ti rimane un pochino di spazio, magari scritto in carattere piccolo piccolo, fammi sapere se ci sono anche degli aspetti “positivi”



 
 COMMENTO
Utente 
Redazione
Data 
13/10/2003
Titolo foto 
 
Testo 
Dico sempre che la macrofotografia non è assolutamente un genere facile, non solo per le nozioni tecniche, la perizia pratica, la dotazione necessaria, ecc. Date per buone tutte queste cose, sono convinto che non sia comunque facile realizzare macrofotografie "diverse" da quelle realizzate da decine d'anni dagli appassionati di questo genere, tra cui mi metto anch'io. Come negli altri generi, il difficile non è raggiungere buoni livelli tecnici e compositivi, ma mostrare uno stile personale, una capacità di realizzare interpretazioni che vadano oltre le numerose rappresentazioni "scolastiche" che vediamo in giro.

Sicuramente le tue fotografie esposte sul sito dimostrano che hai notevolissime capacità nella rappresentazione del paesaggio, dove hai raggiunto vette elevate caratterizzate, appunto, da uno stile personale facilmente identificabile. Un grande merito, difficilissimo da conseguire.

TECNICA, ATTREZZATURA, COMPOSIZIONE, ESPRESSIONE

Sono numerosi gli autori che dominano la tecnica e che possiedono un gusto formidabile nel comporre al meglio una immagine. Sono molti gli appassionati che hanno un'attrezzatura più che adeguata a realizzare ogni tipo di immagine. Sono pochi o pochissimi coloro che sanno realizzare fotografie che si distinguano dalla massa sterminata di opere analoghe. Sono poche le opere che riescono a trasmettere un messaggio.

Bene, credo di avere chiarito a sufficienza i termini della questione, vero e proprio centro focale della fotografia nel suo complesso, non solo limitatamente alla macrofotografia. Quest'ultima forse soffre di questo problema più di altri generi; solo i cosiddetti paesaggi "cartolina" stanno ancora peggio! Guarda caso (ma non credo sia tanto un caso), entrambi rappresentano la natura nelle sue manifestazioni più grandiose o più piccole. Ebbene, fotografare una bel panorama, un bel tramonto, un bel fiore o una bella farfalla non significa affatto realizzare altrettante belle fotografie; spesso si finisce col fare immagini banali che rappresentano belle scene naturali. Il bello che vediamo nel mirino spesso diventa una mera ovvietà sul fotogramma. E' spiacevole, ma è così.

Non sto cercando di evitare di esprimere il mio parere su questa foto. Il fatto è che, dopo circa 40 anni che faccio fotografie e dopo 2 o 3 anni che stendo queste valutazioni personali, sento il bisogno di approfondire certi temi sia per cercare di evitare cantonate vistose nell'esprimere tali valutazioni, sia per chiarirmi le idee su che cosa rappresenti la fotografia per me, adesso. Penso sia un cruccio che attanaglia molti amanti della fotografia. Cimentandosi nella critica delle fotografie altrui, si scoprono tante cose a proposito delle proprie. Vale per tutti.

COME FARE ALLORA?

Ultimamente ho tentato di documentarmi, per approfondire queste tematiche e per cercare conferme o smentite a quelle che erano le mie convinzioni; ho letto diversi testi su tali argomenti ed altri ne ho tra le mani. E' disorientante. E' affascinante. E' formativo. E' sorprendente. E' sconvolgente. Si rimescola tutto. Talvolta si trovano conferme, talaltra no. Bisogna farsi dei nuovi riferimenti, altrimenti ci si perde.

Fotografare significa comunicare; leggere una foto significa identificare il suo messaggio.

I metodi logici di lettura di una fotografia insegnano grossomodo questa trafila, da seguire nell'ordine:
1. Identificare che cosa l'autore ha fotografato. Valutare l'importanza di quella cosa. Valutare non solo cosa, ma anche dove e quando (se ci sono). Esaminare eventuali titoli o annotazioni dell'autore.
2. Cercare il significato di quella cosa fotografata in quel modo. Vale l'equazione Cosa + Come = Perché, ossia si sondano le intenzioni comunicative dell'autore. E' una fase importantissima per potere proseguire proficuamente con quelle successive.
3. Identificare l'idea che aveva in mente l'autore nel fotografare quella cosa in quel modo: documentare la cosa (sopravvento della realtà), esprimere il proprio pensiero sulla cosa (sopravvento del fotografo), ricercare gli aspetti artistici della cosa (di nuovo, sopravvento del fotografo), trasformare la cosa in un concetto più vasto (creazione, invenzione, fantasia).
4. Sintesi finale, con particolare riguardo al messaggio comunicato. Chi legge deve sapere descrivere a parole le intenzioni dell'autore. Se il lettore non trova messaggi evidenti, può essere che lui non abbia capito, ma può anche essere che l'autore non abbia espresso. In questa fase (e non prima!) entra in ballo la personalità del lettore. Il messaggio nasce dall'interazione tra lettore ed autore, realizzata dall'osservazione critica della fotografia.

Vi siete accorti che manca una cosa, a cui per abitudine diamo tutti una grande importanza? Che cos'è?? La composizione!!!
Punti canonici di interesse, sezioni auree, orizzonti in bolla e mai al centro, ricerca di linee o forme privilegiate... Sono elementi che ogni giorno rischiano di diventare sempre più stantii, stereotipi che senza creatività possono solo generare immagini ben composte ma prive di significati, briglie valide per chi non ha la forza né la fantasia per liberarsene.
Fin qui ho descritto quello che ho trovato scritto finora, da parte dei critici esperti.

GIRO DI BOA

Per quello che mi riguarda, mi sento di condividere in gran parte le impostazioni appena illustrate. Mi sembrano una buona base per affrontare seriamente la lettura delle fotografie, seguendo una traccia abbastanza rigorosa dove il lettore (con le sue idee e le sue esperienze) interviene solo alla fine del percorso valutativo.

Quindi, caro Stefano, ho tardato a valutare le tue fotografie proprio perché ero alla ricerca di punti di riferimento meglio delineati e più affidabili. Ora sei il mio "animale da laboratorio" su cui esercitare il mio primo esperimento di lettura meditata, più consapevole di quelle che ho fatto fino ad ora.

STAMI

Non mi resta che seguire i passi descritti sopra, per quello che so fare.

1. Che cosa
Non ci sono dubbi: si tratta di un fiore! E' un soggetto particolarmente importante? No. Il dove e il quando non ci sono e, in questo caso, non avrebbero alcun peso. Il titolo c'è: "Stami".

2. Come
E' stato fotografato non l'intero fiore, ma solo una sua parte; di intero ci sono la zona contenente gli stami, posta esattamente al centro, ed un petalo. Lo sfondo lascia a malapena intravedere alcune porzioni della pianta, in basso e sfocate. L'ambiente circostante non compare, se non indirettamente sotto forma si gocce d'acqua, in buon numero e abbastanza vistose; esse appaiono perfino "spruzzate" a bella posta, ma potrebbero essere anche del tutto naturali, difficile dirlo con certezza. La luce è radente e conferisce un notevole rilievo. L'esposizione è accurata e senza pecche. La nitidezza regna sovrana. Ogni elemento è ben descritto come trama della materia, colori e perfino consistenza. La sorgente di illuminazione non è chiaramente identificabile; potrebbe essere la luce del sole a mezzogiorno, col fiore disposto di sfioro, oppure un flash; propendo per questa seconda ipotesi, con l'ausilio di un pannello di schiarimento per attutire le durezza delle ombre.

3. L'idea
Posso risalire all'idea che l'autore aveva in testa quando ha scattato questa fotografia?
Sicuramente voleva non soltanto isolare il fiore dal contesto, ma esaltare una parte del fiore. Tutto sommato le gocce paiono marginali; per certi versi impreziosiscono (anche troppo) il quadro generale, attirando molto l'attenzione; però non sembrano tanto importanti nel contribuire alla costruzione del messaggio, che fin qui mi pare ancora non ben definito.
Gli stami collocati nel centro suggeriscono quella che era l'intenzione del fotografo, ossia focalizzare l'attenzione su quella parte di fiore; del resto il titolo conferma questa idea. Perché ha tagliato tutti i petali meno uno? Se avesse voluto evidenziare gli stami in massima misura, avrebbe dovuto tagliare tutti i petali, ingrandendo un po' di più. Forse non ha resistito alla forma sinuosa del petalo che è rappresentato per intero, impreziosito per giunta da una goccia sulla punta. In questo caso, avrebbe potuto e dovuto stringere l'inquadratura, decentrando in basso a sinistra gli stami e riempiendo buona parte del fotogramma col petalo intero; per inciso, avrebbe ottenuto un'immagine a forme miste in gran parte rotondeggianti, complessivamente contraddistinte da un andamento diagonale.
Non trovo altre intenzioni. Quindi resta l'unica ipotesi che l'autore volesse realmente concentrare l'attenzione sugli stami. Non deve sorprendere questa conclusione, che dal titolo apparirebbe tanto scontata; spesso si vedono titoli messi a caso, senza alcun nesso con le intenzioni, solo perché suonano bene o fanno chic.
L'autore intendeva documentare la realtà "stami" o metterci qualche cosa in più? Nella prima ipotesi ha parzialmente raggiunto lo scopo; parzialmente perché gli stami non saltano fuori con grande evidenza, restando un po' sepolti tra i petali e le gocce. L'occhio parte dal centro, proprio dagli stami; però viene presto distolto dai petali, dalle gocce, dalla forma del petalo intero, dalla trama della materia. In altre parole, la centralità degli stami è temporanea e abbastanza debole; ci sono troppi elementi significativi che attraggono l'attenzione, che non sa più su che cosa concentrarsi.
Se gli stami fossero stati l'unico elemento perfettamente a fuoco, allora sarebbe stato diverso; sarebbe subentrata una interpretazione "tecnica" (la messa a fuoco selettiva) che avrebbe concentrato l'attenzione del lettore su di essi, diminuendo il peso del resto. Tecnicamente sarebbe stato possibile, aprendo al massimo il diaframma. Di tutto questo non c'è traccia.
Non c'è una vera interpretazione tematica, ossia non viene espressa una idea precisa sugli stami da parte dell'autore. Non c'è una realizzazione decisa di un'idea artistica: nessuna vera esaltazione di forme, di armonie, di colori; tutti questi elementi convivono pariteticamente, bilanciandosi e perciò annullandosi a vicenda. Manca il vero centro d'interesse, che non può essere rappresentato dall'intero fotogramma, formato com'è da troppi elementi in equilibrio di importanza.
Resta quindi un unico possibile intento, quello documentario.

4. Il significato finale
Il fotografo è riuscito nell'intento di rappresentare significativamente gli stami, in maniera documentaria? Direi di no. Essi in natura hanno una funzione ben precisa: rappresentano l'organo maschile delle piante che ne sono dotate; sono formati dal filamento e dall'antera. Nella foto, degli stami si vedono praticamente solo le antere, la parte più grossa posta in cima ai filamenti, cosparse di polline. Per dare una buona evidenza a quegli organi e alla loro funzione, il fotografo avrebbe dovuto focalizzarli in modo selettivo, riprenderli con una certa angolatura e con maggiore ingrandimento. Avrebbe anche potuto rafforzare il messaggio con l'unico elemento che metterebbe in evidenza la loro funzione: un insetto nell'atto di impollinare il fiore; questo inserimento avrebbe dato forza e compiutezza alla documentazione.
Giunto a questo punto, faccio un passo indietro, per essere certo di non avere omesso qualche elemento espressivo inserito dal fotografo. Non lo trovo e confermo: si tratta di una foto tecnicamente perfetta, con troppi centri d'interesse, inquadrata in maniera indecisa e senza un messaggio ben preciso da trasmettere. Un discreto documento per illustrare un libro di botanica; un'immagine che d'acchito può suscitare un'impressione favorevole per la sua precisione tecnica; una fotografia che in realtà non ha un contenuto preciso da trasmettere, né tenta di farlo con originalità. Si tratta di un'ottima esercitazione tecnica, buona e indispensabile base di partenza per ricercare espressioni personali.

VALUTAZIONE NON SEMPRE FACILE O UNIVOCA

Un'ultima annotazione: mai prendere una foto e dire subito "bella!". Si partirebbe col piede sbagliato, lasciandosi influenzare dalla prima impressione, non motivata da un'attenta analisi dei contenuti. Bisogna invece entrare dentro poco per volta, nella maniera descritta all'inizio, per scavare nel soggetto e nei modi usati per ritrarlo, allo scopo di scoprire gli intenti del fotografo. Solo a quel punto possiamo trarre le nostre conclusioni, che comunque possono avere sempre e soltanto un'impronta personale, risultato dell'interazione tra fotografo e lettore, realizzata attraverso la fotografia, unica portatrice del messaggio.
Ci sono fotografie che si prestano ad interpretazioni anche molto differenti. In quei casi il messaggio trasmesso dal fotografo è ambiguo, situazione magari volutamente cercata; la sua interpretazione può variare anche di parecchio, a seconda della personalità, della cultura, della preparazione tecnica, delle esperienze personali, delle idee politiche, sociali o etiche del lettore. Anche in questo sta il fascino immenso e talvolta indescrivibile della fotografia.

Romano Cicognani