Scopriamo come i moderni LED RGB e Bicolor hanno rivoluzionato l’illuminazione fotografica, passando dalla rigidità della temperatura colore fissa a un controllo cromatico totale. In questo articolo analizziamo la differenza tecnica tra “bianco” e “colore”, svelando un trucco fondamentale per evitare che il bilanciamento automatico della fotocamera rovini i nostri scatti creativi.
Negli ultimi anni il modo in cui i fotografi interagiscono con la luce è cambiato radicalmente. Fino a poco tempo fa, le sorgenti avevano una temperatura colore fissa: se compravi un faretto, era “Daylight” (5600K) o, più frequentemente, “Tungsten” (3200K).
Per cambiare tonalità, era necessario ricorrere a scomode e delicate gelatine.
Oggi la rivoluzione appare completa, con i LED RGBWW capaci di generare virtualmente qualsiasi sfumatura dello spettro. Ma questa versatilità richiede una distinzione chiara: cosa significa regolare la temperatura colore rispetto ad utilizzare una luce colorata?
La temperatura colore (CCT) e i LED bicolor
La temperatura colore (misurata in Kelvin) definisce la tonalità della luce bianca.
I LED Bicolor sono in realtà delle matrici che raggruppano led “caldi” e led “freddi”. Miscelandoli, simulano la luce naturale, da quella della candela (circa 2000K) al cielo coperto (anche oltre 7000K).

In questa modalità, la sorgente emette uno spettro continuo. Significa che sono presenti quasi tutte le frequenze della luce visibile, seppur con intensità diverse (più blu per i 6000K, più rosso per i 3000K). Questo garantisce un’alta fedeltà cromatica (CRI/TLCI elevato), fondamentale per rendere i toni della pelle naturali e i colori dei prodotti accurati. Ho parlato del CRI, del TLCI e degli altri indici di qualità della luce in questo articolo.






In questa serie di immagini analizziamo il comportamento di Elinchrom LED 100C, un illuminatore LED compatto RGBWW utilizzato in modalità bicolor. Nelle tre immagini superiori il LED è impostato al 15% di luminosità e alla temperatura colore di 2700K. Possiamo vedere che emette 3620 Lux e che la temperatura colore rilevata con lo spettrometro (Tcp) è di 2707K. Nella terza immagine possiamo notare lo spettro emesso, con un evidente picco verso le tonalità del rosso. Nelle tre immagini inferiori il LED è impostato sempre al 15% di luminosità e alla temperatura colore di 6500K. Possiamo vedere che emette 3780 Lux e che la temperatura colore rilevata con lo spettrometro (Tcp) è di 6384K. Deduciamo che a temperature di colore elevate, questo LED è più luminoso, ovvero più efficiente. Nella terza immagine possiamo notare lo spettro emesso, con un evidente picco verso le tonalità del blu.
Luce colorata e tecnologia RGB
Quando si passa alla modalità RGB, la luce non cerca più di simulare la realtà, ma di crearne una nuova. La luce viene generata accendendo solo chip Rossi, Verdi o Blu (o varianti come Lime o Ambra nei modelli più evoluti) eventualmente miscelandoli tra loro secondo quella che viene chiamata sintesi additiva. A differenza della luce bianca, qui lo spettro non è più continuo ma discreto. Se impostiamo il LED su un blu puro, lo spettro mostrerà un singolo picco stretto in quella frequenza. È una luce purissima e satura, ma “povera” di informazioni cromatiche globali: se illuminassi un pomodoro rosso con una luce blu pura, apparirebbe quasi nero. Inoltre alcune tinte RGB potrebbero mandare in crisi i canali RGB del sensore della nostra fotocamera, saturandoli, generando così immagini con posterizzazioni.



In queste tre immagini possiamo analizzare il comportamento dell’Elinchrom LED 100C utilizzato in modalità RGB. Vediamo chiaramente come, in funzione della regolazione dell’emissione RGB indicata in gradi sul display dell’illuminatore, lo spettro rilevato mostri un singolo e stretto picco di emissione.
Il segreto dello spettro: gelatine vs RGB
Prima dei LED bicolor ed RGB, il colore si otteneva per sintesi sottrattiva tramite le gelatine. Una gelatina non aggiunge colore, ma assorbe (blocca) tutte le frequenze della luce bianca tranne quella desiderata. Poiché “tagliano” parte della luce filtrando lo spettro di partenza, le gelatine riducono sempre la potenza totale e la qualità della luce ottenuta dipenderà dalla qualità della luce originale. Se la lampada originale è povera di certe frequenze, la gelatina non potrà fare miracoli. Ad esempio se la sorgente bianca è povera di rosso, una gelatina rossa produrrà una luce spenta e poco vibrante. I LED RGB sono invece molto più efficienti, poiché emettono direttamente la frequenza desiderata per sintesi additiva.
La trappola del WB automatico: mai usarlo con le luci colorate
Quando si sperimenta con la luce colorata, è fondamentale impostare il Bilanciamento del Bianco (WB) su un valore fisso (ad esempio 5600K). Il bilanciamento automatico della fotocamera tenta sempre di neutralizzare le dominanti per rendere il bianco neutro. Se illumini la scena con una luce creativa blu, la fotocamera interpreterà quel blu come un errore di bilanciamento e aggiungerà del giallo per compensare. Il risultato? L’effetto cromatico ricercato risulterà sbiadito, sporco e assolutamente imprevedibile. Usando un WB fisso, invece, si ha la certezza di registrare esattamente le tonalità emesse dai LED.
Scegliere la luce in base al nostro progetto
La scelta tra temperatura colore e luce colorata non è solo tecnica, ma strategica. Ecco come orientarsi per ottenere il meglio da ogni sessione:
- Scegli la Temperatura Colore (Kelvin) per la fedeltà: È la soluzione ideale per ritratti istituzionali, fashion, food e fotografia di prodotto. Laddove la precisione dei colori e la naturalezza dell’incarnato sono prioritarie, lo spettro ampio della luce bianca è insostituibile ed un corretto bilanciamento del bianco farà il resto. Se sei interessato a scoprire di più sul bilanciamento del bianco personalizzato e professionale, puoi leggere questo articolo.
- Scegli la Luce Colorata (RGB) per l’emozione: È lo strumento perfetto per lo storytelling creativo, la fotografia commerciale d’avanguardia o il video. Permette di creare profondità, separare il soggetto dallo sfondo con contrasti cromatici netti e trasmettere mood specifici (come il mistero, l’energia o la tecnologia) che la semplice luce bianca non potrebbe mai comunicare.
Padroneggiare queste due facce della stessa medaglia significa smettere di “subire” la luce e iniziare finalmente a modellarla secondo la propria visione artistica.





Articolo chiaro ed efficace
Come sempre Massimo
Grazie Andrea!
Articolo completo, esauriente, dí facile lettura e comprensione. Complimenti, Massimo.
Grazie Carlo! Lo spunto per questo articolo mi è nato sabato durante il workshop di Roberto, e sono corso a casa a ragionarci su!